Critica

Molto tempo fa, la visione letterale e accondiscendente della pittura è stata trasformata in un approccio diretto con la realtà del segno, del colore e degli elementi simbolici contenuti nella pittura. Come la stessa Marison afferma in maniera molto eloquente “la conoscenza del mondo che noi abbiamo nella nostra mente non esclude la possibilità di poterlo interpretare e sfidare a partire dall’inerzia della permanenza.”

Marison Ray

L'artista sfida l'inerzia

L’attenzione è catturata dall’intreccio di colori che attraversa la tela, un intreccio che attira e sospinge l’osservatore all’interno dei dipinti stessi. Il limite viene violato nell’utilizzo dell’elemento figurativo che entra a far parte del processo di comprensione di elementi costruttivi.
Sulla tela vi sono già i riferimenti storici a Paolo Uccello, come se questi fossero trasmessi irresistibilmente in avanti: il passato rivive nel presente.
Tra le immense pile di materiale personale che emergono, il colore, grazie alla ripetizione di onde e cerchi cromatici, è il principale protagonista dello spazio concreto.
L’occhio non smette di viaggiare all’interno del dipinto, spaziando attraverso i colori e le trasparenze per essere infinite fermato dall’esperienza degli elementi visivi.
L’incursione nel tessuto del dipinto è chiara: l’illusione temporanea di muri creta da trame e divisioni provvisorie presentate dall’artista viene infranta a rilevare la struttura del dipinto come un futurista che penetra negli spazi contigui apportandoci la gioia del colore in un approccio gestuale.
Marison è un’artista coerente e determinata che utilizza una miscela di materiali e di elementi relativi al dipinto per rilevare l’ordine della superficie e la struttura interna. Il pittore è impegnato ad un progetto site-specific nella tela. La dimensione giocosa dei dipinti fa riferimento alla nozione di “in-situ”; una più autonoma, astratta e formale logica di scoperta personale di ritmi e significato simbolico.
L’osservatore che si apparta in una zona neutra per esaminare il tutto a distanza può compiere una scoperta inattesa e scoprire un’armonia e fermezza di intenti. Il dipinto diventa coerente man mano che lo spettatore si adatta al nuovo ruolo e da agente in un dramma riconosciuto diventa osservatore di una presentazione pittorica, coinvolto in una transizione e immerso in una lettura personale e comprensione nella composizione del dipinto.
Per Marison il soggetto dei dipinti rappresenta un impegno e una contemplazione: il soggetto emerge letteralmente, fisicamente nel personaggio delle considerazioni interiori dell’artista all’opera esteriore che racchiude in sé tutti i tipi di esperienza sino ad oggi. Nell’arte è difficile separare il mondo reale ed esperienziale dal mondo evocato e invocato. È difficile delimitare il confine tra spazio fisico e mentale.
Ovviamente sono possibili altri percorsi attraverso trasformazioni altrettanto complesse. Nelle sue opere il prestabilito è incoraggiato con i riferimenti personali dell’oggetto e il potenziale puro, astratto dalla sua pennellata. Marison è lì per agire muovendosi attraverso il dipinto, muovendosi attraverso lo spazio nel tempo reale per capirlo appieno. Non siamo mai separati dai viaggi metaforici che accompagnano il modo fisico inibito dell’artista.

Creando trame elusive, Marison raggiunge una risoluzione pittorica che richiede l’eliminazione di significati nella disintegrazione di letture. Leggo il suo dipinto come uno sforzo astratto per trasmettere la realtà piuttosto che un tentativo di attribuire un significato alla composizione dipinta.
Il livello di astrazione è formalità delle sue composizioni si esplica anche a livello narrativo e ha soltanto un ruolo residuale nella sua arte.
La coreografia attentamente orchestrata della trama e del colore del dipinto è motivo d’attrazione per l’osservatore la cui attenzione è costantemente richiamata dalla comparsa di elementi inattesi e persuasa attraverso l’introduzione di risalti di colore insoliti o di nuovi rapporti cromatici in uno schema che contrasta in maniera netta con una miriade di sfumature. Il gusto per la sequenza di esperienze percettive, viscerali e somatiche basate sul cambiamento, sulla relatività e sulla variazione si carica di elementi “astratti” in maniera del tutto naturale.
La composizione presentata in questa mostra si avvicina ad una proiezione mentale o ad una costruzione immaginativa come un modello scenografico applicato alla sua vita. Ad un livello provvisorio, persino ipotetico, ad un altro livello esso è ostinatamente presente, affondando concretamente le proprie radici nello spazio, legato e vincolato al tessuto fisico del dipinto.
Marison non accetta alcuna formula stilistica ed è a favore dell’intensità pura e semplice determinata dalla contaminazione tra realtà e sogno.
Marison è principalmente impegnata a produrre realtà, assumendo il dipinto come parola, rendendo il dipinto la realtà che comunica con lo spettatore.
Marison costruisce, solitamente attraverso una forma di narrativa non lineare, con una fusione tipica di memorie personali nell’ambito di una più ampia rassegna storica di avventure visive. Le sue opere più importanti affondano le proprie radici nelle esperienze dell’infanzia o nei ricordi più cari; memorie che, in definitiva, non sono né soggettive né autobiografiche.
Cresciuta a Torino, la sua adolescenza è stata modellata da design, dalla cultura Pop, dalla comunicazione di massa e dalla televisione e, in seguito, dai corsi in comunicazione visiva ed arte che le hanno permesso di consolidare il suo primordiale amore per l’arte e la cultura contemporanea nonché di fornirle un’ampia rassegna di una vastissima gamma di opere di film, video e fotografie del ventesimo secolo.
La sua indipendenza da una specifica scuola di pittura ha favorito la nascita in lei di un’idea libera di trasformazione e quindi l’idea di perdere e separarsi da qualsiasi schema senza necessità di conformarsi ad esso. La sua breve carriera artistica è notevole e la sua assimilazione ai tempi moderni è stata sostenuta dalla collaborazione con il Maestro Ezio Gribaudo in alcuni dipinti.
In definitiva, il contenuto delle sue opere non è esclusivamente personale o locale o proprio di una determinata scuola ma conduce maggiormente verso un’interpretazione di sogni personali. L’opera di Marison esprime legami generici e famigliari ricorrendo ad un linguaggio ampio, interpretativo e stratificato.
Marison trasforma le sue origini eterogenee in dichiarazioni di colore stranamente ricorrenti ma ostinatamente aperte.

Victor De Circasia

Victor De Circasia, critico inglese tra i più affermati in Europa, curatore di innumerevoli manifestazioni, insegnante in numerose facoltà Europee e Americane. De Circasia è membro della Royal Academy di Londra e dell’Accademia Carrara di Bergamo, del comitato della Tate Gallery di Londra, del Royal College of Art di Londra, del Yorkshire Sculpture Park, della Royal Academy di Londra e dell’International Sculpture Centre USA. Fiduciario del Florian Trusts e del Tom Bendhem Trust di Londra.
Tiene corsi alla scuola di Design MIT del Massachussets e al Royal College of Art di Londra.